La trascrizione del conferimento in trust.

Con il Decreto depositato in data 10.07.2014 la Corte d’Appello di Venezia torna sull’argomento della trascrizione del conferimento dei beni nel trust, sposando la tesi, già anticipata dal Tribunale di Torino con il decreto del 18.03.2014 nella medesima materia, secondo cui la trascrizione deve essere effettuata contro il disponente e a favore del trust (non del trustee). 

E’ questo un tassello importante verso la soluzione di una controversia che oppone, con soluzioni diverse e con alterne fortune, le Conservatorie dei registri immobiliari di tutta Italia agli operatori del diritto che si apprestano ad eseguire le formalità di trascrizione.

Una controversia che, in definitiva, riposa su una malcelata diffidenza nei confronti dell’istituto e, ammettiamolo, su una diffusa ignoranza delle caratteristiche proprie dello strumento.

In tema di trascrizione, invero, la fantasia dell’amministrazione finanziaria è stata infatti assai prolifica: in talune conservatorie si è giunti a trascrivere contro il disponente e a favore del trustee (personalmente!) salvo contemporaneamente trascrivere altresì un vincolo di destinazione contro quest’ultimo e senza soggetti “a favore”; in altre si è trascritto dapprima a favore del trustee e quindi, contemporaneamente, contro di lui e a favore del trust; in altre infine si è trascritto, secondo la soluzione torinese e, in oggi, veneta, direttamente a favore del trust.

Tale ultima soluzione, approvata dalla Corte d’Appello di Venezia pare allo stesso tempo quella più corretta e quella meno coerente (attualmente) con il tema della soggettività.

E’ infatti la più corretta dal punto di vista “ontologico”: il trust non è solo un insieme di beni vincolati, ma è un soggetto vero e proprio, con le sue obbligazioni e i suoi diritti, che sono del tutto distinti da quelle del trustee, ma anche, ovviamente, del disponente e dei beneficiari; ma, nel contempo, è anche la meno coerente con la giurisprudenza che si va affastellando sul tema della soggettività del trust e che, in molti casi, nega una propria soggettività al “trust” in sé medesimo, come la celebre ordinanza del Tribunale di Reggio Emilia che ha negato la validità della notifica eseguita nei confronti del trust in persona del trustee ritenendo corretta, al contrario, la notifica diretta al trustee nella propria qualità.

La lettura del decreto della Corte Veneziana sul punto, in realtà, delude molto: non vi è neppure un accenno al perché il conferimento vada trascritto a favore del trust e non del trustee, ma si limita ad argomentare in ordine alla trascrivibilità del trust autodichiarato, dove il disponente ed il trustee sono la medesima persona, che la Conservatoria di Padova (ed il Tribunale di Padova) avevano rifiutato di trascrivere per “difetto” di trasferimento della proprietà – con ciò, peraltro, ribadendo la tesi della scarsa sensibilità nel comprendere il meccanismo di funzionamento dell’istituto.

L’argomentazione della Corte è dunque tutta volta a spiegare la perfetta legittimità (quantomeno teorica) del trust autodichiarato, sulla base delle norme della Convenzione dell’Aja, ma non affronta affatto il tema della soggettività e del perché la trascrizione debba avvenire direttamente nei confronti del trust e non del trustee.

Il problema, c’è da crederlo, si riproporrà ancora e, verosimilmente non troverà soluzione sino a che, finalmente, il legislatore italiano deciderà di emanare una normativa chiara che affermi definitivamente la soggettività del trust e che consenta anche agli operatori (consulenti, notai e magistrati) di avere un’idea più chiara e definita dell’istituto.

Avv. Alberto Michelis

Share this post

Related Articles

Leave a Reply

Commenti protetti da WP-SpamShield Spam Filter

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.