FATCA: da normativa interna a standard internazionale.

Nato come norma regolamentare di diritto interno agli Stati Uniti il “Foreign Account Tax Compliance Act” (FATCA) si è trasformato nel giro di pochi anni nello standard internazionale più apprezzato per la lotta all’evasione fiscale: oltre 40 stati hanno approvato accordi bilaterali con gli USA basati su questo schema; Italia, Spagna, Germania, Francia ed Inghilterra hanno implementato il modello creando un sistema di scambio diretto e automatico fra autorità fiscali; l’OCSE lo sta per trasformare nel sistema di riferimento per lo scambio automatico di informazioni finanziarie fra gli Stati, con l’obiettivo di sfruttarlo anche nella lotta contro il riciclaggio dei capitali. Da dove nasce e come evolve quello che sembra uno degli strumenti più efficaci di lotta all’evasione a livello internazionale? 

Le origini del FATCA

Adottato nel quadro della Legge “Hiring Incentives to Restore Employment Act” approvata dal Congresso degli Stati Uniti e fortemente voluta dal Presidente Obama, il “Foreign Account Tax Compliance Act”, nasce nel 2010 come una regolamentazione fiscale destinata a combattere l’evasione fiscale degli investitori US.

Tale regolamento da un lato obbliga i cittadini statunitensi, anche residenti fuori dagli USA, a dichiarare i propri asset finanziari detenuti all’estero e, dall’altro, impone alle le istituzioni finanziarie straniere (FFI) a stipulare accordi conl’IRS (Internal Revenue Service, equivalente della nostra Agenzia delle Entrate) diretti all’invio diretto di informazioni sui conti e sui pagamenti effettuati da dette istituzioni a beneficiari statunitensi; il tutto con l’obiettivo di incrementare la “compliance” dei contribuenti statunitensi, anche con riferimento agli investimenti detenuti all’estero.

In particolare l’effetto degli accordi fra le FFI (tra cui sono sostanzialmente compresi tutti gli istituti ed intermediari finanziari, banche incluse) e l’IRS è quello di prevedere un obbligo delle prime all’identificazione dei propri clienti (la cd. adeguata verifica) e alla trasmissione di tutte le informazioni rilevanti sugli accounts di valore superiore a 50000 USD. Le FFI che aderiscono a detto accordo sono considerate “compliant” e possono pertanto operare senza ulteriori formalità da e verso gli USA; le FFI che, al contrario, non aderiscono all’accordo con l’IRS (non-compliant) si vedono  applicata una ritenuta alla fonte del 30% su ogni pagamento ricevuto da soggetti US.

 

Un americano a Roma: FATCA in Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito

Lo schema operativo del FATCA ha invero riscosso successo ben oltre i confini nazionale degli USA e da strumento di politica fiscale interna si è progressivamente trasformato in un modello di riferimento per la lotta all’evasione fiscale a livello internazionale.

Se sino ad oggi lo strumento principale per la lotta all’evasione fiscale è stato la “Convenzione sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale” redatta dall’OSCE ed aperta alla firma degli stati il 25.01.1988 (ratificata dall’Italia il 31.01.2006, ed in vigore dal 01.05.2006), per il futuro sembra che il sistema FATCA sia destinato a soppiantare – quantomeno negli USA e in EU – il previgente trattato per una serie di ragioni evidenti che possono individuarsi nell’automatismo dello scambio informativo, nel coinvolgimento diretto delle istituzioni finanziarie (oltre che, come vedremo, degli Stati) e nel sistema di ritenuta alla fonte che costituisce un notevole incentivo a divenire un soggetto “FATCA compliant”.

E’ per queste ed altre ragioni che, almeno dall’anno 2011, alcuni Stati Europei hanno avviato trattative con gli Stati Uniti con l’obiettivo di stringere accordi bilaterali ricalcati sullo schema FATCA e diretti fondamentalmente a superare il sistema dell’accordo diretto (ed individuale) fra le singole IFF e l’IRS, per creare un sistema in cui le IFF residenti nello stato estero possano essere considerate “compliant” adempiendo i propri obblighi di informazione e di report non all’IRS, ma all’autorità fiscale dello stato straniero (che ovviamente, in condizioni di reciprocità, scambierà automaticamente le informazioni in proprio possesso con l’IRS).

Tali obiettivi sono stati dapprima fissati con la “Dichiarazione congiunta in merito ad un approccio intergovernativo finalizzato a migliorare la Compliance fiscale internazionale e ad applicare la normativa FATCA” approvata da USA, Italia, Spagna, Francia, Germania e UK, poi via via dettagliati in accordi bilaterali stipulati fra i singoli stati.
Per quanto riguarda l’Italia, l’accordo per lo scambio automatico di informazioni è stato stipulato in data 10 gennaio 2014 e si trova attualmente in fase di ratifica in Parlamento.

Nel contempo, tuttavia, il MEF ha già pubblicato e sottoposto all’attenzione dei professionisti del settore uno schema di decreto legislativo che, sulla base della delega che sarà contenuta nell’approvanda legge di ratifica, fissa gli obblighi degli intermediari finanziari nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

Nelle intenzioni del legislatore – e salvo ritardi – l’accordo dovrebbe essere operativo in Italia a partire dal 01 luglio 2014.

FATCA goes global

Il successo del FATCA in Europa non si limita tuttavia agli accordi bilaterali sopra menzionati: ad oggi circa 40 Stati nel mondo hanno sottoscritto con gli USA simili accordi.

Ma non basta.

Lo strumento e la suo funzionamento “automatico” hanno infatti sedotto anche l’ufficio studi dell’OSCE che, memore del motto “better policies for better lives”, ha elaborato un nuovo standard internazionale per lo scambio automatico delle informazioni finanziarie che prende più che un’ispirazione dal FATCA d’oltre oceano: il Comitato degli Affari Fiscali dell’OSCE ha infatti approvato a metà gennaio 2014 lo “Standard for automatic exchange of financial account information – Common reporting standard”. Nelle intenzioni del comitato – cito la relazione di presentazione – “The new standard draws extensively on earlier work of the OECD in the area of automatic exchange of information. It incorporates progress made whitin the European Union, as well as global anti-money laundering standards, whit the intergovernmental implementation of the US Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA) having acted as a catalyst for the move towards automatic exchange of information in a multilateral context.

Il tema del nuovo standard è infine stato discusso nel recentissimo incontro del Consiglio OCSE – livello ministeriale del 06 e 07 maggio 2014 a Parigi: nella dichiarazione approvata dagli Stati Parti si demanda al Comitato per gli affari Fiscali l’elaborazione di un commentario dettagliato nonché delle regole tecniche di scambio e degli standard minimi di riservatezza in vista dell’attuazione del nuovo standard al livello internazionale, fissando un termine per l’ultimazione del lavoro alla metà del 2014.

Fatca goes global, dunque, ma il suo cammino, a quanto pare, non è ancora terminato.

Sanremo, 10.05.2014.

Avv. Alberto Michelis

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